DAL GRANDE CERVELLO AL GRANDE FRATELLO   

Se Charles Darwin potesse resuscitare, invertirebbe il verso della sua teoria evoluzionistica ridisegnando, almeno per l’uomo, le modalità di deriva genetica in funzione del prevalere degli alleli peggiori a scapito dei migliori, sicché sarebbe da rinominare involuzionismo la sua concezione! Organo penalizzato: il cervello umano, somma espressione del miracolo naturale, che l’involuzione va irrimediabilmente compromettendo. Per i vari stadi della regressione sembra proprio di attraversare l’era del “Piccolo Cervello”.    

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Il pubblico ha un’insaziabile curiosità di conoscere ogni cosa,
tranne ciò che merita di essere conosciuto (Oscar Wilde).
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“Chi incontrò Mosè sul monte Sinai?”… “Saronni…”, pare abbia risposto un concorrente ad un quiz, nel corso di una trasmissione televisiva, confondendo, ahimè, Mosè con Moser e pensando ai duelli del giro d’Italia tra il campione trentino e il suo eterno rivale piemontese anziché alla consegna delle Tavole della Legge.   

Non c’è da meravigliarsi: il livello di conoscenza della gente è anche peggiore, e nessuno se ne preoccupa, anzi, sembra proprio che la crescente ignoranza faccia comodo a molti; certamente ai venditori di chincaglieria nei mercati dalla  merce scadente a prezzi pretensiosi. Chi “comprerebbe” mai un Grande Fratello, [1] premiato nel 2001 come programma culturale dell’anno? [2] Un programma “illustre” che nella quarta edizione annoverò, ad esempio, fra i cólti protagonisti, una pretendente che alla domanda: “Quali sono i sette vizi capitali?” dottamente rispose enumerandone sei: “Gola, olfatto, vista, udito, tatto e sesso”? [3] Chi mai lo comprerebbe se la gente si evolvesse?   

Penso che se Darwin potesse resuscitare, invertirebbe il verso della sua teoria evoluzionistica ridisegnando, almeno per l’uomo, le modalità di deriva genetica in funzione del prevalere degli alleli [4] peggiori a scapito dei migliori, sicché sarebbe da rinominare involuzionismo la sua concezione! Organo penalizzato: il cervello umano, somma espressione del miracolo naturale, che l’involuzione va irrimediabilmente compromettendo. Per i vari stadi della regressione sembra proprio di attraversare l’era del “Piccolo Cervello”.   

I prodotti che la moltitudine consuma sono la prova inconfutabile della narcosi collettiva, del sonno dell’intelligenza, del vuoto del sapere. Gregge di un pastore disamorato dei capi di bestiame e solo occupato a sfruttarne la redditività, la pecoraggine umana bela la sua miserevole sorte, per di più con la presunzione di possedere un cervello da uomo.   

Non c’è ambito in cui l’ignoranza non si aggiri, tronfia del suo abito da festa, magari imbellettata di prosopopea, esibendo profumi penetranti che vorrebbero coprire il puzzo del disordine. Allora senti perfino chiarissimi cattedratici, pregiati “artisti”, giornalisti rinomati, decantati scrittori, intrattenitori di rango, balbettare saperi stereotipati o grossolane forme di asineria, al cospetto di una scolaresca perfettamente all’altezza, tanto che se i ruoli dovessero invertirsi, nessuno si accorgerebbe dello scambio. Peculiarità del “regno” dell’ignoranza, sopravvissuto al prevalere delle forme di potere democratico.   

Perfino nel condizionare le tendenze politiche l’ignoranza spadroneggia, a scapito di una sana ideologia della “statalità”, attraverso una sorta di strategia che decreta il successo di movimenti demagogici che esaltano illusoriamente le qualità e le capacità delle classi popolari, come sostiene il Professore di linguistica Robin Lakoff: “L’attrattiva dei populisti scaturisce da un affastellarsi di ignoranze: ignoranza della Costituzione, ignoranza dei benefici che nascono dall’unirsi in sindacato, ignoranza della scienza nel mondo moderno, ignoranza della propria ignoranza” (Huffington Post, 30 marzo 2011) [5].      

L’era dell’ignoranza è in fondo anche, o per presupposto, l’era dell’illusione. È l’abbaglio che induce i gusti, le scelte, i comportamenti, le opinioni, attraverso la spettacolarizzazione dell’esistenza. La quale toglie l’assaporare, il sentire, l’ascoltare, per la preminenza assoluta del vedere, il senso per eccellenza dell’apparire, dimensione in cui langue il vero alimento dell’essere, che è la conoscenza. L’uomo è ridotto a spettatore passivo, a puro, marginale assistente, eco-imitatore, moltiplicatore di tutto ciò che può “ammirare”.  Ricordo la spinta a ripetere generata dalla malia dell’aver visto con partecipazione: non c’era volta che, avendo assistito a qualche programma televisivo coinvolgente, io e mio fratello non fossimo poi indotti a riaccenderne i momenti salienti attraverso il gioco, in atti quasi compulsivi che li mimavano o li parodiavano. Eppure non eravamo più bambini fra il Sessanta e il Sessantatré, avendo io fra i quindici e i diciotto anni e mio fratello fra i tredici e i sedici.   

Il fatto è che, in modo purtroppo inconsapevole, davanti allo spettacolo l’età è in subordine: entrano in gioco i sedimenti nascosti, l’acqua della fascinazione scende a permeare gli spugnosi ricettacoli della mente, se ne impadronisce, li gestisce, li orienta. Come riemergendo da una trance, quasi per suggestione post-ipnotica, i comportamenti ricalcano l’esperienza allucinata.   

Così, oggi, i più hanno idee che non sono idee, ascoltano musica che non è musica, leggono libri che non sono libri, consumano articoli creati ad arte per la loro condizione di storditi. E vegetano, nella più “beata” ignoranza.   

 Amato Maria Bernabei
Apri e salva: La teoria dell’involuzione 


 [1] “Il titolo s’ispira all’opera di George Orwell, 1984. Il romanzo narra di un Grande Fratello, capo dello stato totalitario di Oceania, che attraverso le telecamere sorveglia costantemente e reprime il libero arbitrio dei suoi cittadini. Lo slogan del libro “Il Grande Fratello vi guarda” si attaglia al meccanismo del programma televisivo, nel quale gli autori della trasmissione hanno il controllo della situazione nella Casa” (Wikipedia).
[2] http://it.wikipedia.org/wiki/Telegatti_2001.
[3] Per qualche lettore che non dovesse ricordare quanto appreso dalla catechesi, i sette vizi capitali sono: superbia, avarizia, lussuria, ira, gola, invidia, accidia.
[4] In biologia, una delle forme alternative che un gene può assumere nel medesimo sito (locus) cromosomico; spesso l’effetto di uno dei due alleli (detto dominante) è prevalente ai fini dell’espressione del carattere, rispetto a quello dell’altro allele (detto recessivo).
[5] L’Huffington Post, o HuffPo, è un blog statunitense, aggregatore di notizie, fondato nel 2005 da Arianna Huffington e divenuto in breve tempo uno dei più frequentati del mondo.  

  

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One thought on “La teoria dell’involuzione

  1. Riporto il commento rilasciato su Facebook da Maria Luisa Mea: “È la celebrazione della decerebrazione, l’esaltazione della mancanza di talento: non è importante l’individuo che, innalzandosi dalla massa, ne potrebbe orientare la gerarchia di valori (estetici, sociali, culturali) ma la collettività che …si celebra nell’omologazione totale: la merce preesiste al bisogno e lo crea…parafrasando Renzo Arbore che individuò per primo certi meccanismi “in fieri” dall’interno più che dall’esterno della scatola mediatica, più che un popolo di concorrenti siamo ormai un popolo di acquirenti (indotti) a fronte di una globalizzazione che ha travalicato i confini angusti della tv ed estende i suoi tentacoli informatici attraverso una rete capillare; e si acquistano non più merci, ma idee e meccanismi mentali preconfezionati”.

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