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Occupiamoci del Festival con un’aria un po’ meno incantata, abbandonando le nostalgie che esso può evocare e più crudamente guardandolo negli occhi per quello che è diventato. Magari nell’ottica della “divulgazione dell’ignoranza”, per essere coerenti…

Il Festival di Sanremo, quasi come tutto il panorama culturale, in senso lato e in senso stretto, ha vissuto certamente epoche più illustri. A cominciare dagli inviati. Rimpiango il cólto Sandro Ciotti, elegante, ironico, puntuale, che dava una veste dignitosa perfino a manichini investibili… Per “fortuna” adesso c’è Carlotta Tedeschi, un’altra di quelle voci che trovi in giro come il prezzemolo per i programmi radiofonici, non si capisce per quali schietti meriti, dato il tono quasi costantemente indolente, le distrazioni, le gaffe. Ancora non comprendo come e perché abbia potuto perfino condurre trasmissioni quali Radio anch’io e Zapping, evidentemente fuori posto e impacciata, con la sua inflessione romanesca condita di larghe “e”, con la sua preparazione inadatta, la trascurata “lingua a braccio”. Si ascoltino ad esempio questo bel “ripàtere”, esibito nel corso di una puntata di Radio anch’io dedicata a Sanremo 2010 la fine dizione di Carlotta, e=a, ripatere, e il poco sorvegliato eloquio di quest’altro passaggio… noi non c’è più il supporto (Carlotta Tedeschi)  o il “parlava che andava” parlava che andava (Carlotta Tedeschi), o infine “una presanza e un possesso che non si era mai visto“! concordanze (Carlotta Tedeschi su Marco Mengoni).

Anche nel ruolo che dovrebbe essere più suo, quello di “esperta di musica”, Carlotta sembra più incline al particolare esteriore che alla competenza specifica, come dimostra la clamorosa sciocchezza còlta (ma poco cólta) in un servizio dello scorso anno, proprio durante il Festival di Sanremo. Affermava la Tedeschi (GR1 del 7 Febbraio 2010, ore 7): “Marco Mengoni, forte di una voce molto personale che i salti armonici esaltano” GR1 170210 ore 7,00 Carlotta Tedeschi ‘i salti armonici’. A parte la cacofonia dei “salti che esaltano”, che poteva essere sostituita da altra espressione (voce alla quale i salti “armonici” danno rilievo, ad esempio), si deve capire a che cosa intendesse alludere, la Tedeschi, con l’aggettivo “armonici”.

“In musica si dice intervallo la distanza tra due note o suoni.

A causa della fisiologia della percezione del suono, l’intervallo musicale non è proporzionale alla differenza tra le frequenze dei suoni, ma alla differenza tra i loro logaritmi, cioè al rapporto tra le frequenze.

Tale distanza si può verificare

  1. tra due suoni prodotti consecutivamente, e in tal caso si parlerà di intervallo melodico o diacronico o salto,
  2. oppure tra due suoni prodotti simultaneamente, e si dirà intervallo armonico o sincronico o bicordo.

Un intervallo melodico si distingue anche per la direzione, ascendente o discendente, in rapporto al secondo suono, rispettivamente più acuto o più grave rispetto al primo.

Un intervallo armonico è caratterizzato anche da consonanza e dissonanza, fenomeni legati all’interferenza generata dai due suoni in questione”. Come si vede l’Enciclopedia Wikipedia è più preparata…

http://it.wikipedia.org/wiki/Intervallo_(musica)

Il salto come intervallo melodico è quindi al massimo un salto melodico, non armonico, a meno che il “grande” Marco Mengoni non abbia una voce capace di emettere suoni bicordi: due suoni contemporaneamente!

Prepariamoci allora alle prossime prestazioni: sicuramente Carlotta Tedeschi sarà in piena forma…

Amato Maria Bernabei

NOTA: A distanza di dieci anni dalla pubblicazione di questo articolo, sento il dovere di osservare che da parecchio tempo Carlotta Tedeschi è sparita dai microfoni della Rai, in un dimenticatoio assoluto! Da una presenza quotidiana noiosa sui GR e dalla conduzione di diverse trasmissioni, al silenzio senza ufficiali motivazioni. Perfino Wikipedia ne ignora il nome, voce un tempo consultabile. Misteri mediatici! Non che la giornalista mi manchi, per carità, ma mi piacerebbe sapere il perché di questa sparizione improvvisa e duratura.
Amato Maria Bernabei, 5 Settembre 2021.

6 commenti su “Sanremo: per fortuna c’è Carlotta

  1. Su quanto scritto sopra concordo solo nel fatto di rimpiangere Sandro Ciotti (sarebbe bello riascoltare un file audio di suo vecchio servizio dal festival per il gr1).
    Il festival alla radio è stato piacevolissimo, quest’anno come l’anno scorso….Carlotta Tedeschi ed Emanuele Dotto (che bella sorpresa) sono stati a dir poco apprezzabili, lasciando da parte quell’eccessiva rigidità formale che negli anni addietro spesso caratterizzava il sanremo di radiouno.
    Se proprio dobbiamo criticare il festival della radio….bhe , ci sono stati quei collegamenti col calcio che forse si potevano evitare (spostare per una settimana il calcio su radiotre no??).

    1. La mia critica era rivolta a certa sciatteria, alla trascuratezza dell’eloquio e dell’approfondimento propedeutico cui Carlotta Tedeschi va non raramente incontro. Naturalmente, Betta, la sua opinione è rispettabilissima, per quanto mi sembri vertere su un altro aspetto della questione. Concordo per ciò che riguarda la sovrapposizione calcio-festival, che sicuramente ha nociuto all’uno e all’altro. Se mi riuscirà l’accontenterò, e prima o poi le farò riascoltare la voce di Sandro Ciotti. Grazie per l’attenzione.
      Amato Maria Bernabei

  2. Ma la “trascuratezza dell’eloquio” francamente non la trovo una colpa,anzi…fa parte di quell’informalità che è piaciuta( e le assicuro è piaciuta non solo a me), cosi come sonpo piaciuti alcuni passaggi in romanesco (domani vincerà pur’a lazzio).
    I puristi della lingua talvolta inorridiscono…. ma noi che facciamo parte della massa, della gente comune, beh, della trascuratezza dell’eloquio e dell’intervallo armonico o melodico, francamente non ci interessa poi grankè, anzi meglio…è segno che chi è al microfono è una persona comune,semplice,come noi.
    La Tedeschi (e Dotto)hanno sprizzato simpatia da tutti i pori e ci hanno regalato 5 piacevolissime serate….e credo sia questo cio che conta.
    Poi la radio (ma anche la tv) è pieno di personaggi forbiti che rendono onore all’accademia della crusca, spesso pero’ questi personaggi risultano antipatici e distanti al grande pubblico.

    Cmq è solo la mia opinione, l’opinione di chi spesso e volentieri usa un italiano non proprio corretto ed un eloquio ancor piu scorretto! 🙂
    Betta

    P.S. Il “grazie per l’attenzione” di Ciotti in chiusura di servizio rimane un straordinario marchio di fabbrica!

  3. Io nn posso che sottoscrivere quanto scritto dall’utente betta nei suoi commenti…Carlotta Tedeschi a Sanremo è stata a dir poco straordinaria….e kissenefrega se sbaglia con l’italiano.

    Fabio

    1. Rispondo contemporaneamente a Betta e a Fabio. Mi pare che guardiamo le cose da un’ottica differente: io non mi riferivo soltanto alla prestazione sanremese della Tedeschi, ma al suo modo consueto, un po’ indolente, di affrontare un mezzo di comunicazione di massa senza la dovuta responsabilità: dalla radio non si informa o si intrattiene soltanto, ma si fa opera di divulgazione e di educazione, sicché quando si trascura la necessaria preparazione, si manca di serietà e di rispetto nei confronti dell’utenza, si diventa “diseducatori”. Nemmeno è vero, poi, che il parco Rai è così “pieno di personaggi forbiti che rendono onore all’Accademia della Crusca”, come sostiene Betta: tutt’altro. La lingua italiana è maltrattata da quasi tutti, siano essi illustri professori, giornalisti, opinionisti, conduttori, e si aggiungano quanti “professionisti” si voglia, visto che la qualità non cambierebbe in meglio. I mass media esprimono una generale crisi del sistema, che è economica, politica, sociale, culturale, figlia dello strapotere del mercato che premia la vendibilità della merce più che il pregio, anche perché è ben più facile spacciare articoli dozzinali al gregge piuttosto che curarsi di “umanizzare” le pecore per distribuire mercanzia di qualità migliore ed alzare il livello medio del sapere. Posso apparire catastrofico, ma non credo di presentare un panorama tanto distante dalla realtà effettiva. Concludo osservando che quando superficialmente tolleriamo qualunque ignoranza (kissenefrega se sbaglia con l’italiano), ci rendiamo complici, corresponsabili del cattivo andamento di tutto (e magari solo perché attraverso la tolleranza forniamo un alibi alle nostre lacune)… E attenzione all’abuso dell’aggettivo “straordinario”: troppe cose e troppe persone sono straordinarie oggi, tanto che ormai la straordinarietà è la pura e semplice ordinarietà!
      Amato Maria Bernabei

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